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Ecco perché Google non avrebbe dovuto lanciare Google Checkout

di il 30 giugno 2006 · 14 commenti

in Google, Internazionali

Un ex ingegnere di PayPal spiega perché, secondo lui, Google ha commesso un errore lanciando un servizio come Google Checkout.

La visione è sicuramente un po’ troppo catastrofista, però viene posto giustamente l’accento sui temi del controllo delle azioni fraudolente e sulla scarsa cultura del servizio clienti presente in Google.

Ecco le sue ragioni:

  • Google non è in grado di combattere le azioni fraudolente
    Una delle ultime analisi indipendenti stima che il tasso di click illegali su AdSense sia intorno al 13,7%. Google sa che molti utilizzano il suo sistema per guadagnare in maniera “poco pulita”, eppure non si muove in maniera sufficientemente decisa per arginare il fenomeno. PayPal ha un fraud rate dello 0,5% che nei primi periodi di attività era intorno al 2%, un livello inaccettabile.

    Per Google combattere il click fraud non è conveniente, almeno nel breve termine, perché minori sono i click, minore è il suo guadagno. Nel lungo termine però questo ritardo nel prendere delle contromisure potrebbe essere mal digerito dagli inserzionisti, che non vedrebbero più AdWords come un prezioso strumento di promozione. Per PayPal invece, combattere contro l’uso fraudolento dei propri sistemi è una questione vitale ed è difficile acquisire questo tipo di mentalità da un giorno all’altro.

  • Google ora è distratta da mille cose
    Google ha lanciato numerosi servizi e diversificato i suoi interessi in molte nicchie di mercato. PayPal ha un team di sviluppatori dedicati solo ai pagamenti. Google invece non si è mai occupata di sistemi di pagamento e ha altre attività di importanza vitale da mandare avanti. Come potrà quindi dedicarsi a questo nuovo servizio nel miglior modo possibile?
  • Google ha un pessimo servizio clienti
    La maggior parte delle risposte di Google agli utenti e ai clienti sono basate su sistemi di risposta automatica. Questo può andare bene per un certo tipo di servizio, ma sicuramente può creare dei problemi e delle frustrazioni da parte degli utenti quando si ha a che fare con un sistema di gestione dei pagamenti.
  • Google ha commesso un grosso errore entrando nel settore dei pagamenti online
    Attualmente le attività di diversificazione messe in atto da Google, l’hanno portata ad essere in “conflitto” con quasi tutte le principali società che operano su Internet. In molti settori è riuscita a strappare quote di mercato e a modificare le abitudini degli utenti. Difficilmente riuscirà a fare altrettanto contro la posizione consolidata di PayPal.
  • Il fallimento di questa operazione causerà la fuga delle menti più brillanti
    Il lancio di un sistema elettronico di gestione dei pagamenti non è paragonabile al lancio di servizi come Gmail o Google Maps. Un errore in Gmail, o nelle Mappe non causa delle grosse perdite a Google. Se inoltre non funzionano, la gente semplicemente non li usa. Un sistema di pagamenti può invece portare ad enormi perdite causate da abusi da parte di malintezionati. Un errore in questo servizio potrebbe rappresentare un durissimo colpo per Google.

Link: Google Checkout segnerà la fine di Google?


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{ 14 commenti }

1 paolo 30 giugno 2006 alle 21:03

io lo userò solo perchè è di google e di google uso quasi tutto

2 Nicolò 1 luglio 2006 alle 11:08

…il commento di paolo dice tutto…
xò se google spera di attirare solo i paoli non è messa bene, vedremo se sarà qualcosa di veramente buono per tutti!

3 Tiziano Fogliata 1 luglio 2006 alle 11:27

La diversificazione chiama diversificazione. Ogni servizio lanciato da Google apre nuove oppurtunità da sfruttare e quindi la tentazione di aprire sempre nuovi servizi.

Ora che hanno i pagamenti è probabile che lancino anche un servizio per il download a pagamento di brani musicali simile ad iTunes.

Il punto è se saranno in grado di eccellere in tutti i settori.

4 amaryllide 1 luglio 2006 alle 12:01

posso permettermi una cattiveria?
[mod cattivik on]
gli ingegneri di politica economica non ne capiscono una mazza. e si vede.
[mod cattivik off]
a parte le battute: a volte le strategie economihe delle aziende si giustificano solo con ragioni economiche, e non mi pare di averne lette in questa analisi.

5 Tiziano Fogliata 1 luglio 2006 alle 12:09

Non mi pare che la politica economica (intesa in senso stretto) c’entri molto con questo argomento.

Se per politica economica intendi invece i fattori di carattere economico e finanziario che influenzano le scelte strategiche, ti do ragione. L’analisi è stata fatta da un punto di vista prevalentemente tecnico e basata su alcune ipotesi, estrapolate dai comportamenti tenuti da Google fino ad ora.

6 Franco 1 luglio 2006 alle 13:13

Mah! con tutto il rispetto per Google di cui sono un fan della prima ora. Lanciano di tutto ormai, ma si stanno dimenticando del motore di ricerca. BigDaddy non è stato un grande successo, e l’ultimo aggiornamento di pochi giorni fa è stato un vero disastro: siti che stanno sparendo per lasciare spazio allo spam; comandi che non funzionano correttamente per tutti i siti(site:); siti visibili con tutte le pagine interne ma non con la home page; risultati sempre meno attinenti e con problemi di semantica non indifferenti; sandbox immotivate nella gran parte dei casi; filtri che presentano difetti che pure un programmatore alle prime armi sarebbe in grado di risolvere. Esempi? A centinaia! Basti pensare alle migliaia di pagine ben allineate nelle SERPs che propongono contenuti duplicati; della serie: il duplicato viene piazzato prima dell’originale. Comincio a nutrire seri dubbi sulla qualità di Google come motore di ricerca. A Mountain Wiew devono ringraziare Yahoo!, Msn ecc… che non sanno che pesci pigliare con la ricerca. Non discuto la qualità degli ultimi servizi di Google (Maps e Gmail, soprattutto), ma non possiamo non valutare la sempre più scarsa qualità dei risultati che è in grado di fornire. Ed è inutile difendere G solo perchè ci piazza il nostro sitarello in prima pagina: i dati devono essere valutati obiettivamente. Insomma, Google da grande vuole fare tante cose ma sarà ancora il motore di ricerca che abbiamo amato? Ultima considerazione: le loro risposte automatiche hanno veramente NAUSEATO!

7 Tiziano Fogliata 1 luglio 2006 alle 13:17

Condivido molte delle tue osservazioni, che ho infatti espresso anche in un post di alcuni giorni fa.

8 Franco 1 luglio 2006 alle 13:46

Sì Tiziano, l’avevo letto. Il fatto è che per Amazon.com se ne sono accorti subito, mentre per i proprietari dei siti minori si ostinano ad inviare una risposta automatica. Snervante no? Prova ad immaginare se domani mattina, dopo mesi di duro lavoro, ti ritrovassi con un problema simile: motoricerca.net che sparisce nelle SERPs e al suo posto una miriade di siti che hanno duplicato i tuoi articoli. Bè è quello che sta accadendo in questi giorni dopo l’ultimo update del 27 giugno: basta leggere i vari forum americani. Matt Cutts, lo SPamminator, dovrebbe testarli questi maledetti filtri prima di lanciare gli aggiornamenti, perchè a furia di combattere (in modo errato) lo spam si sta nuocendo la qualità dei risultati e il lavoro di tanti webmaster. In altre parole, sta venendo meno quella logica che ha contraddistinto da sempre Google e che consentiva ad un proprietario di un sito di sapere (più o meno) cosa fare e cosa non fare per ottenere della visibilità. Ora non ci sono più regole: da un momento all’altro il vostro sito puo’ sparire per mesi solo perchè un programmatore ha pensato bene di progettare un filtro che non riesce a comprendere chi ha copiato un documento e chi ha scritto l’originale. Vi sembra un’assurdità? Ma è quello che sta succedendo in questi giorni. Per non parlare dei siti che spariscono senza motivo dai datacenter. Insomma un sistema sempre più “falloso”. Google è sempre Google? Comincio a nutrire dei seri dubbi.

9 Giorgio Taverniti 1 luglio 2006 alle 18:43

Il mio punto di vista sintetico che ho espresso qui
http://www.giorgiotave.it/forum/viewtopic.php?t=13637
(dove vi linko :D )

L’intervista è valita solo se Google ha preparato un Team non volontario che lavora nel tempo libero, altrimenti l’intervista è quasi inutile perchè lui si basa su altri progetti di Google.

10 Franco 1 luglio 2006 alle 20:15
11 Buscopan 20 maggio 2007 alle 12:53

PayPal non offre alcuna garanzia, per esperienza personale…. tutela solo i grandi venditori.

12 del 3 gennaio 2008 alle 11:18

dati di paypal forniti da un dipendente paypal (anche se EX) non li reputo attendibili

paypal non è distratta da mille cose, eppure non offre la protezione e l’assistenza che pubblicizza

anche paypal ha un pessimo servizio clienti : rispote automeithce non sempre pertinentim come ebay

la conocrrenza non può che far bene (anche se google chekcout per ora è sull ostesso livello da quel pnto di vista… se non altro costa meno)

13 deodato 1 febbraio 2008 alle 23:27

google checkout non è maturo e sicuramente concordo con molti punti, ma devo dire che almeno in Italia Paypal per i commercianti fornisce un SW bacato, un pessimo servizio clienti, costi altissimi e soprattutto esegue azioni di blocco soldi mettendo il merchant sul fatto compiuto, Il customer care è fatto da persone gentili e altamente incompetenti. Paypal è forse migliore di Google ma comuqne è una schifezza, peggio delle banche tradizionali.

14 Alessandro Dado 25 ottobre 2008 alle 13:23

Ho dei report del 2008 sull’uso di Google Checkout e Paypal nel mondo, e i dati mostrano ad oggi ancora Paypal leader al 55% di utilizzo, contro il 7% di Checkout.
I dati sono qui sul blog http://www.bonzi.biz/2008/10/google-checkout-il-sistema-di-pagamento-di-google/

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