Il mito della pagina ottimizzata per i motori di ricerca
Avere un pagina perfettamente ottimizzata per i motori di ricerca è un obiettivo molto comune tra le persone che gestiscono un sito web. Spesso ormai anche un blogger alle prime armi vuole un blog ottimizzato per i motori di ricerca, pensando di risolvere il tutto con una sistemata al template.
E’ ancora forte e radicata la convinzione che tutto possa dipendere da un tag in più o in meno all’interno del codice o dalla sua posizione relativa rispetto agli altri contenuti della pagina. In pratica si pensa all’ottimizzazione per i motori di ricerca come ad obiettivo raggiungibile utilizzando certi “trucchi” e non come ad un insieme di fattori che fanno parte di un evoluzione da seguire.
Un ottimo post di Aaron Wall invita a riflettere sull’argomento.
Puntare esclusivamente alla “pagina ottimizzata” può far raggiungere obiettivi di breve periodo ma essere perdente nel lungo termine, considerando anche i mutamenti che coinvolgono gli algoritmi di ricerca. Basta infatti pensare che una pagina perfettamente ottimizzata secondo le logiche di due o tre anni fa, oggi andrebbe completamente reimpostata per adeguarla ai nuovi criteri.
L’ottimizzazione di lungo termine, inutile quasi ripeterlo, punta molto sulla qualità dei contenuti. Creare dei contenuti così buoni da far considerare inadeguato un motore di ricerca che non li avesse al’interno del proprio indice.
Lavorare in questa direzione richiede un’elevata capacità di comprendere le persone più che gli algoritmi. Un aspetto da considerare è che i comportamenti umani cambiano meno rapidamente rispetto agli algoritmi di ricerca e questo è sicuramente un vantaggio.
Ovviamente questo non vuol dire fregarsene completamente dell’ottimizzazione del codice o di altri sistemi usati per scalare le posizioni sulle SERP dei motori, l’importante è non fissarsi solo su questi aspetti e soprattutto non considerare l’attività di ottimizzazione come una tantum, ma come un processo evolutivo continuo.
















il 4 Agosto 2006 alle 17:04 ha scritto:
Sembra esserci una impennata estiva sul discorso dei techicismi dell’arte di ottimizzare i siti rispetto agli aspetti più “umani” che sta portando il web 2.0
Sto partecipando ad una discussione proprio a questo proposito e la domanda che serpeggia è:
“Does the SEO Industry Have a Branding Problem?”
Io non credo. Penso che stiamo vivendo una ennesima trasformazione, magari più vistosa rispetto a tante altre degli anni passati.
La sfida sarà coniugare conoscenze tecniche ed umanistiche in una forma nuova per comunicare meglio - almeno credo
il 4 Agosto 2006 alle 17:30 ha scritto:
Segnalo che l’autore dell’articolo citato e’ un personaggio controverso: si veda l’articolo “Aaron Wall and The SEO Book” tratto da Googlewatch di cui riporto l’inizio.
Aaron Matthew Wall, by his own description, is a “SEO junkie.” Search engine optimization (SEO) is an industry that has grown up primarily around Google. For several years, Google provided about 75 percent of all external referrals to most websites, and at the same time Google is the search engine that’s easiest to manipulate. Google is the drunken, incompetent sheriff in the wild, wild West, and SEOs are the hired guns.
Aaron Wall Mr. Wall is a small-time cowboy who discovered the Internet only two years ago. His technical knowledge of programming, protocols, and server administration is close to zero, but that matters little. He taught himself enough about SEO to write a 120-page ebook that you can download for $79, and hangs out with enough like-minded people on over a dozen forums to present himself as an SEO expert. He intends to get rich by doing this, and why not?
-> http://www.google-watch.org/gaming.html
il 5 Agosto 2006 alle 1:55 ha scritto:
Bravo Luca!
Sono completamente daccordo!!!
il 5 Agosto 2006 alle 13:31 ha scritto:
Questa frase è da marchiare a fuoco sul proprio monitor:
Creare dei contenuti così buoni da far considerare inadeguato un motore di ricerca che non li avesse al’interno del proprio indice.
il 5 Agosto 2006 alle 14:46 ha scritto:
@notes
Interessante segnalazione. In effetti Wall, ha spesso l’atteggiamento da “Mr. So Tutto Io”, però questa volta mi trovo abbastanza d’accordo con le sue idee.
@Michele
Girerò i complimenti a Luca, anche se stavolta non c’entra
il 6 Agosto 2006 alle 10:19 ha scritto:
Ciao Tiziano, sottoscrivo in pieno. Contemporaneamente sarà interessante vedere come continuerà ad evolvere nei prossimi anni il concetto di ‘contenuti’. Ora nella maggior parte dei casi i contenuti sono testuali. Ma ci sarà sempre più interesse ad ottizzare video, immagini ecc.
il 6 Agosto 2006 alle 11:14 ha scritto:
Mi piace molto il punto di vista di Miriam sulla cosa (davvero al passo coi tempi) e penso che abbia assolutamente centrato il nocciolo della questione.
In un sistema multimediale e dinamico come è il web, non basta più ottimizzare le pagine, link testo e i soliti noti. Bisogna cambiare visione. La gente non cerca più solo textual content.
E già adesso gli strumenti e le modalità di fruizione del content sono davvero tante, direi quasi inversamente proporzionali alla capacità di saperli ‘offrire’. Il concetto di visibilità va senza meno rivisitato e ampliato.
A mio avviso otterrà maggior successo chi per primo (professionalmente o no cambia poco) svilupperà strategie di visibilità al passo coi tempi.
Su Marketing Routes parlammo già lo scorso Maggio di questo aspetto e di come sia necessario un cambiamento di approccio al search.