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Su Technology Review è possibile trovare un’interessante intervista a Peter Norvig, direttore della ricerca presso Google, nel corso della quale viene affrontato il tema del rilevamento della qualità dei risultati che appaiono sulle SERP.
Peter afferma che Google misura in svariati modi la qualità dei risultati. Un primo passo, ad esempio, consiste nel valutare i risultati maggiormente cliccati dagli utenti. Se molti utenti cliccano il primo risultato che appare e non proseguono oltre nella ricerca, molto probabilmente tale risultato è soddisfacente per quella query. Se invece il processo di ricerca comporta la visione di più pagine e la continua modifica della stringa di ricerca, probabilmente i risultati apparsi nelle SERP non erano così buoni.
Un altro sistema è quello di utilizzare dei quality rater esterni e fare loro valutare i risultati derivanti da query casuali. I quality rater sono istruiti in merito a ciò che va considerato spam e ai siti che vanno valutati negativamente. Il loro contributo però non è assolutamente decisivo, come alcuni credono, per quel che riguarda la valutazione della qualità delle SERP.
A volte inoltre, Google invita le persone all’interno dei propri laboratori per vedere come vengono eseguite le ricerche sul motore ed altre volte invece sono gli addetti di Google che fanno “visita a domicilio” per “osservare sul campo” la vita di un navigatore sul Web.
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{ 3 commenti }
Secondo me Big G non tiene in considerazione che spesso chi naviga non sà distinguere dall’URL se si possa trattare di mondezza o di un sito buono (al di là della vera informazione che poi appare) e che spesso invece di scrollare la pagina e leggere oltre pensano che il primo risultato in assoluto sia quello giusto e ci cliccano sopra.
Ritengo pertanto quel sistema assolutamente inutile, io punterei più sui quality rater.
io opterei per la “abilità” di cercatore, /ne Google, ne sito/
Ad esempio un tipo cerca: “cosa significa yer”
arriva al mio blog e il termine “cosa significa” appare nella mia poesia, “yer” in un commento inglese..
oppure cerca: “pene grosso”..
e vede cliccando il mio blog che grosso è apparso in un articolo sugli affari e “pene” sono le pene d’inferno descritte nella poesia…
che significa? che io sia “spam”?
La strada credo sia ancora quella dell’affinamento degli algoritmi, da unire forse alla possibilità sempre maggiore di affinare con i mezzi della intelligenza artificiale la ricerca.
Immagino un motore in cui si possano inserire più termini in contemporanea per indicargli che il risultato tende ad entrambi i termini nel senso che ciò che sto cercando ha a che fare con entrambi i termini, ovvero in cui ogni termine che segue il primo sia una specificazione del precedente.
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