Google in tribunale per il video del ragazzo down di Torino

di Tiziano Fogliata il 3 febbraio 2009 · View Comments

in Notizie

Inizia oggi a Milano il processo che vede coinvolti quattro dirigenti Google in merito al video pubblicato su Google Video nel 2006 nel quale alcuni ragazzi prendevano in giro un compagno di classe affetto dalla sindrome di Down.

Pochi giorni dopo la messa online del video era scattata una perquisizione nella sede di Google Italia ed oggi prende il via il processo per diffamazione e violazione delle tutele sulla privacy che vede sul banco degli imputati: David Drummond (senior vice president di Google e chief legal officer), George Reyes (ex chief financial officer), Peter Fleischer (global privacy counsel) ed un quarto dirigente del quale non sono state fornite le generalità.

Questo processo suscita molto interesse a livello mondiale, dato che non ci sono ancora stati casi simili in altri Paesi occidentali. Google si difende puntando sul fatto che loro forniscono gli strumenti ma la responsabilità dei contenuti è degli utenti che li mettono in Rete. L’associazione Vivi Down, che fece partire la denuncia, sostiene però che Google non avrebbe nemmeno dovuto permettere la messa online di un filmato simile. Rincara inoltre la dose ricordando che il video restò online per circa due mesi e fu tolto solo dopo l’intervento della polizia giudiziaria.

Oltre al caso specifico però, è in discussione il problema che riguarda il buco normativo relativo contenuti che vengono pubblicati online. Non è quindi da escludere che questo processo possa avere anche delle ripercussioni in sede parlamentare.


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  • Che orrore, fatico a credere che in un paese come il nostro, anche se indietro rispetto ad altri europei, avvengano ancora fatti come questi.

    Non riusciamo ancora a capire che internet è l'espressione più totale della libertà e in quanto tale va considerata, è un mezzo che può essere usato nel bene o nel male, ma la colpa è di chi l'utilizza e non di chi offre il servizio, Google da la possibilità agli utenti di condividere i propri video ma non è in alcun modo responsabile delle loro azioni in quanto tutti possono inserire quello che vogliono, sta a gli utenti comportarsi bene, proprio come nella realtà, posso decidere se essere un uomo onesto o se diventare un criminale.

    Sarebbe come processare una casa automobilistica per un incidente causato da un ubriaco al volante, credo che l'Italia si trovi ancora parecchio indietro, meditiamo...
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